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OdG Omsa: ragioniamoci.

L’approvazione dell’Ordine del Giorno a difesa dei lavoratori e delle lavoratrici (Omsa e non), da me presentato in consiglio comunale il 28 giugno, ha suscitato un certo clamore e non poche polemiche.

Sostanzialmente  i ragionamenti fatti attorno alla proposta sono di tre tipi:

a) L’OdG è condivisibile nelle sue parti in cui afferma il diritto al lavoro e invita la giunta e il Sindaco a sostenere iniziative in favore della dignità delle lavoratrici, ma non lo è quando invita la stessa giunta a intraprendere azioni di contrasto e di protesta contro un modo di fare impresa che, nel nome di un liberismo a senso unico, sfrutta senza ritegno persone e territorio.

b) Ogni iniziativa a tutela dei lavoratori è buona, ma il documento non suggerisce nulla di concreto e in sostanza è un modo di sfruttare politicamente una crisi molto sentita.

c) L’OdG è condivisibile in pieno, ma è necessaria moderazione, perché il momento è delicato.

Non nego di aver usato durante la discussioni termini e concetti forti, così come non nego che sia veramente difficile fare qualcosa per la situazione attuale dell’Omsa e per tentare di evitare il triste epigono. Smentisco comunque categoricamente che l’IdV stia cercando di sfruttare politicamente una crisi che davvero commuove e tocca tanti di noi da vicino.

L’azione di sostegno ai lavoratori e boicottaggio che l’Italia dei Valori (sono solo locale, ma nazionale) sta perseguendo nei confronti della situazione Omsa si inserisce in un quadro più ampio: IdV sta cercando di riprendere le fila di un rapporto fra il mondo dei lavoratori e la politica, rapporto che si è sfilacciato, portando alla devastante situazione che stiamo vivendo non solo a Faenza, ma nell’intera nazione.

La scomparsa dalla scena politica ( e prima ancora dal tessuto sociale ) dei partiti della sinistra “pura” e la disgregazione dell’unità sindacale ha di fatto interrotto ogni possibilità di dialogo e concertazione:  il mondo dell’imprenditoria, ben rappresentato dalle fortissime associazioni di categoria, non ha più controparte!

Questa situazione, unita alla crisi (quando c’è) e/o allo spauracchio della delocalizzazione e della globalizzazione, sta facendo passare un modello culturale e imprenditoriale terribile: è il modello del ricatto, della non responsabilità sociale dell’imprenditoria, un modello che parte dal particolare (la situazione, ad esempio, tutta sui generis dello stabilimento Fiat di Pomigliano), per arrivare al taglio di diritti fondamentali e sorpasso in terza corsia di ogni tipo di contratto nazionale, al grido “O così, o a casa!”.

A Faenza, nel caso dello stabilimento Omsa, siamo di fronte ad un imprenditore NON IN CRISI, che decide di delocalizzare in Serbia, di fare un’operazione di puro lucro. E di fronte a questa decisione si è arrivati alla firma di un accordo allucinante, che rovescia interamente sulla collettività il peso di questa operazione di lucro.

Che sia stato un accordo folle è stato detto più volte e in più sedi: Maurizio Zipponi l’ha affermato chiaramente a Faenza, dicendo che MAI un sindacato può permettersi di firmare un accordo che prevede la chiusura dello stabilimento! I mezzi dovevano essere altri, le pressioni maggiori, contratti di solidarietà, riduzione d’orario, aumento della produttività, definizione di un piano strategico: Omsa è (era?) un marchio di qualità, simbolo di un made in italy vero, fatto di competenze e artigianato; abbiamo abdicato a tutto questo per ottenere un anno di cassa integrazione.

E’ ovvio che i lavoratori, messi alle strette, non rassicurati da chi doveva rassicurarli, hanno avuto paura, hanno preferito la sicurezza di una retribuzione sicura per almeno un anno (perché il secondo anno dipende dal riassorbimento di un terzo dei lavoratori nel mondo produttivo); ma in questa maniera il gruppo Golden Lady ne è uscito pulito, senza il minimo peso sulle spalle.

L’ordine del giorno presentato è duro? Certo, è durissimo, e non poteva essere diverso: siamo a inizio luglio e il prossimo incontro con la proprietà è previsto per il 13 e davvero non pare esserci nulla di concreto. Ma ancora si parla di prudenza e moderazione. Quale prudenza, quale moderazione? Quella che ha portato a questa situazione?

Sono certa dell’impegno diretto del Sindaco, che ha ereditato questa questione spinosissima, ma, come ho detto in sede consiliare, lo invito a essere più incisivo, a mostrare i denti, perché di fronte a queste belve non c’è gentilezza che tenga.

A detta di alcuni l’ordine del giorno è demagogico. Lo nego con forza. L’azione del boicottaggio, non citata direttamente, ma sostenuta fortissimamente da Italia dei Valori, è uno strumento concreto e percorribile, nella consapevolezza che davvero sarà difficile uscire fuori da questa situazione senza qualche osso rotto.

Ma la speranza e l’attenzione non devono spegnersi: esistono precedenti (non ultimo il caso della birra Pedavena) in cui le situazioni più compromesse si sono poi ribaltate, grazie al senso civico, alla partecipazione e allo sforzo delle istituzioni.

Personalmente, e in quanto capogruppo Italia dei Valori nel consiglio comunale di Faenza, continuerò a fare di tutto perché la situazione Omsa non passi nel dimenticatoio: a fine luglio lo stabilimento probabilmente chiuderà, del tutto o quasi, ci sarà agosto, poi? Poi noi saremo ancora qui, a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici.

2 Responsesto “OdG Omsa: ragioniamoci.”

  1. clara zacchini says:

    io non posso fare altro che ringraziarvi,ancora,siete gli unici che ancora ci permettete di farci sentire,dopo le votazioni,e di resistere per noi,oltre al nostro sindacato,non dimenticateci,se potete.

  2. mirco says:

    se tu non molli altri non molleranno, il tuo intervento mi piace, confidiamo nel contributo di tutti gli attori di questa vicenda.
    grazie

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