Outlet, proviamo a guardare oltre
L’attuale amministrazione si trova fra le mani il delicato compito di mettere in atto, attraverso una serie di delibere e passaggi in gran parte di natura tecnica, la decisione di concessione d’apertura del cosiddetto “Lifestyle Village”, decisione presa in accordo con la Provincia di Ravenna e con i Comuni dell’ambito Faentino (Faenza, Brisighella, Casola Valsenio, Riolo Terme, Castel Bolognese e Solarolo) dalla precedente amministrazione.
E’ un dato di fatto che, nonostante il progetto non nasca certo ora, l’attuale amministrazione sarà ricordata come “quella dell’outlet”.
Siamo dunque noi a prenderci la responsabilità di attuare quanto è stato deciso e per questo motivo il nostro lavoro sarà giustamente valutato dai cittadini; ed è questo che ci deve interessare, non le mosse da
campagna elettorale portate avanti strumentalmente da gran parte dell’opposizione.
L’apertura dell’outlet (o del Lifestyle Village, i nomi hanno la loro importanza, ma noi siamo abituati a parlare chiaro) porta con se una serie di aspetti negativi e positivi.
Gli aspetti negativi sono stati giustamente più volte puntualizzati dall’opposizione: vedere territorio, anche se non certo paesaggisticamente rilevante, consumato dal cemento non fa piacere a nessuno ed è indubbio che l’apertura di questa grande superficie porterà uno squilibrio all’attuale assetto economico territoriale.
E’ necessario prendere coscienza che governare significa innanzitutto prendersi la responsabilità delle proprie scelte, anche quando discendono da percorsi in gran parte segnati, e per fare questo occorre riuscire
ad allargare lo sguardo: “Di regola, le avversità rivelano il genio e la prosperità lo cela” diceva Orazio, duemila anni fa.
Ed è da qui che come Italia dei Valori vogliamo partire, non cavalcando la facile – e, ce lo si consenta, sterile – polemica del no a tutti i costi, a questo punto davvero impraticabile, ma piuttosto segnando con forza, integrità e trasparenza quello che DEVE essere il percorso da attivare per sfruttare al meglio le risorse e le possibilità che questa apertura comunque porta con se.
Non si può non partire dal dato più immediato: in un momento in cui le attività produttive sembrano non riuscire a far fronte alla crisi, abbandonando di continuo il nostro territorio, ci pare difficile rinunciare con leggerezza a più di 400 nuovi posti di lavoro a Faenza.
Ci si prospetta dunque una possibilità immediata di forte riassorbimento della mano d’opera, in particolare femminile, attualmente la più colpita nel nostro territorio da crisi vere e presunte; non vi è dubbio, saranno
lavori impegnativi, non è facile lavorare tutto il fine settimana, soprattutto per chi ha una famiglia, così come non è per nulla semplice lavorare al pubblico ed essere sempre dell’umore giusto per accogliere il cliente.
Ci pare poi che, in un momento di ristagno, dopo la sbornia collettiva del mattone facile degli scorsi anni, quella sì davvero deleteria per il territorio, non si possa dimenticare che la costruzione dell’outlet attiverà non solo professionisti locali impegnati nella progettazione e direzione lavori (quindi geometri, ingegneri, architetti), ma anche artigiani ed imprese nella fase di esecuzione dei lavori (costruzione, illuminazione, parte idraulica…).
Centro storico come cuore della città
“Il centro storico è il cuore e l’anima della città” – così recitano le linee di indirizzo votate il 26 maggio dal consiglio comunale. Molti sostengono che l’outlet ucciderà il centro storico.
Purtroppo il declino del centro storico è iniziato in anni ben lontani ed è una tendenza che sicuramente, con tutte le forze, è necessario combattere: il recupero della sua tradizione di vita sociale è la base di ogni futuro sviluppo.
Il centro storico non può essere ridotto ad un “centro commerciale”, è una logica sbagliata: il centro storico deve tornare ad essere cuore vivo e palpitante della vita cittadina, centro in ogni senso, snodo di cultura, turismo, socialità, spettacolo e, di conseguenza, commercio, commercio che deve essere in grado di fare il salto di qualità ponendosi non come un doppione delle grandi superfici, ma come punto d’eccellenza e servizio non replicabile da esse.
Oggi noi ci lamentiamo della sofferenza del nostro Centro Storico, l’apertura dell’outlet rende disponibile, tramite il fondo di perequazione, 1.900.000 euro di cui il 60% per Faenza – 1.140.000 di Euro per attuare un’azione di riequilibrio.
In attesa dell’apertura delle Perle l’impegno dell’amministrazione comunale deve essere di continuare con l’attività di riqualificazione del centro storico, organizzando manifestazioni ed eventi, pianificando con cura ed in attiva collaborazione con le associazioni di categoria; bisogna necessariamente trovare soluzioni per valorizzare, anche attraverso l’aiuto di privati – sulla base di progetti che non siano speculativi –, gli immobili abbandonati (ad esempio l’ex Chiesa dei Servi e le cosiddette Case Manfredi).
L’amministrazione comunale deve impegnarsi a intercettare il turismo degli outlet, sfruttando le peculiarità di Faenza, VERA città d’arte, e non solo certo per la presenza del MIC (a differenza di altre località, quali Castel San Pietro e Barberino): i percorsi del neoclassico, le botteghe ceramiche, le eccellenze vitivinicole e gastronomiche sono ricchezze che rendono Faenza un piccolo gioiello ancora tutto da scoprire.
E’ necessario non perdere tempo, aprire un tavolo con la cabina di regia e le associazioni e discutere a step serrati un piano di qualificazione del centro. In altre parole è necessario farsi trovare pronti.
Noi di Italia dei Valori, come già più volte abbiamo detto, amiamo parlare chiaro.
L’outlet si farà, perché così è già stato deciso, come riconosciuta dalla stessa Confesercenti nel documento inviato al consiglio, e perché, purtroppo, l’amministrazione attuale non può assolutamente farne a meno, volenti o nolenti.
L’outlet si farà, perché così è già stato deciso, come riconosciuta dalla stessa Confesercenti nel documento inviato al consiglio, e perché, purtroppo, l’amministrazione attuale non può assolutamente farne a meno, volenti o nolenti.
E l’outlet sarà aperto di domenica, perché così è scritto nelle precondizioni e perché è nella “natura” di queste strutture, che si sostengono non solo grazie ai consumatori locali, ma soprattutto grazie al già citato “turismo da outlet”, grazie alle persone che sono disposte a fare anche centinaia di km per raggiungerle.
Quindi se è vero che tutti siamo consapevoli che l’outlet, al netto delle opinioni in merito, comunque sorgerà, diventa veramente pura propaganda chiedere che non lo si apra tutte le domeniche.
Siamo qui a prenderci pienamente la nostra responsabilità di amministratori, in una situazione quantomai difficile, strozzati da scelte già operate, da orientamenti nazionali che certo non aiutano gli enti locali e da un quadro finanziario tutt’altro che roseo.
Potremmo piangerci addosso e dare la colpa agli dei, preferiamo alzare lo sguardo, prendere il respiro e lavorare nella maniera più seria, trasparente e giusta per una Faenza migliore, per tutti.
Potremmo piangerci addosso e dare la colpa agli dei, preferiamo alzare lo sguardo, prendere il respiro e lavorare nella maniera più seria, trasparente e giusta per una Faenza migliore, per tutti.
Invitiamo dunque tutti quanti a collaborare perché questo progetto porti i maggiori vantaggi possibili a tutta la cittadinanza e in questo senso vigileremo costantemente, senza mai abbassare la guardia di un solo millimetro.
Silvia Bandini
Capogruppo Consiliare IdV
