Azimut, dove si sta andando?
Ieri pomeriggio il consiglio comunale ha votato la delibera riguardante la proposta di adozione del modello della Società mista pubblico-privata per Azimut S.p.A., la società che a Faenza cura i servizi cimiteriali ed il forno crematorio.
L’operazione segna il primo passo di un iter che porterà alla vendita, mediante gara a doppio oggetto – riguardante dunque sia la proprietà effettiva, sia i servizi erogati –, di una quota di almeno il 40%
dell’attuale Azimut S.p.A. ad un socio privato.
In consiglio comunale, in qualità di capogruppo di Italia dei Valori, ho avuto modo di evidenziare le criticità e le perplessità che un’operazione di questo genere comporta.
L’attuale Azimut nasce nel 2008 dalla fusione fra AMF, l’azienda pubblica faentina che dopo la scellerata gestione Hera riuscì, grazie all’intervento di un management efficace e illuminato, a risollevare la gestione cimiteriale comunale, e AREA Asset, azienda ravennate impegnata sia nella gestione dei servizi cimiteriali, sia nella cura del verde pubblico, sempre a Ravenna.
Di fatto, come evidenziato nel corso dei vari incontri conoscitivi, la fusione del 2008 presenta ancora diverse criticità, evidenziate in special modo dalla differenza fra livello di servizio e tariffe dello stesso nelle varie città.
L’attuale legislazione, in particolare l’articolo 23bis del d.l. 112 del 2008, obbliga le amministrazioni locali che gestiscono servizi in house (limitatamente ai servizi a rilevanza economica) a procedere alla privatizzazione di almeno il 40% delle società attualmente a totale controllo pubblico; la delibera discussa ieri sera richiama la legge in questione più volte.
Quello che ci pare strano è l‘affrettarsi verso questa direzione, quando la legge in questione sarà sottoposta a breve ad un referendum abrogativo; dunque, se la questione riguarda l’obbligatorietà del passaggio ad una gestione mista ci pare davvero improprio in questo momento procedere con tanta prontezza (saremmo tra le prime amministrazioni pubbliche in Italia ad effettuare operazioni del genere su questo tipo di servizi); al contrario se, come pare, la scelta è di tipo strategico, allora ci pare opportuno elevare una serie di dubbi e perplessità.
Di fatto il perseguimento di questo tipo di modello, unitamente alla creazione di una società operante su un vasto territorio, con diversi servizi – dalla gestione cimiteriale al verde pubblico, dai bagni automatizzati ai parcheggi -, crea un monopolio pro- tempore pubblico-privato, allontanando e rendendo sempre più difficile e impalpabile il controllo da parte delle amministrazioni sulla qualità e sui costi del servizio.
La gestione cimiteriale a Faenza, a parte il periodo di gestione Hera è stata sempre in attivo, assicurando ai cittadini un servizio di qualità e all’amministrazione un certo guadagno; per questo, come Italia dei Valori, esamineremo davvero con attenzione il bando di gara la cui stesura, con la delibera votata ieri, che non ha visto il nostro sostegno, abbiamo
delegato a Ravenna Holding.
Preferiamo vedere un servizio funzionante, che un business promettente.

